Invictus

20 Ott 2015 at 16:03

Spesso, in questo periodo dolorosamente oscuro della mia vita, penso al poeta inglese William Ernest Henley. La tubercolosi ossea contratta a 12 anni, i continui ricoveri in ospedale, persino l’amputazione di una gamba non gli impedirono di completare gli studi ne di avviare una carriera di giornalista a Londra.

Questa è la sua poesia più famosa: “Invictus”, del 1875

Dal profondo della notte che mi avvolge,WilliamErnestHenley
Nera come un pozzo da un polo all’altro,
Ringrazio qualunque Dio esista
Per la mia anima indomabile.

Nella feroce morsa delle circostanze
Non ho arretrato, né gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma non chino.

Oltre questo luogo d’ira e lacrime
Incombe il solo Orrore delle ombre
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:

Io sono il capitano della mia anima.