Litha

21 giugno 2014 at 00:01

LithaLITHA secondo i Celti, detto anche Festa delle Erbe nella Stregheria, il Solstizio d’Estate si celebra tradizionalmente la notte tra il 20 e il 21 giugno, anche se le celebrazioni si estendono fino al 24 giugno, nella notte detta “di San Giovanni”, anticamente di Giano Bifronte. Il Solstizio è la massima apoteosi della Luce, il culmine del Sole che risplende in tutta la sua energia vitale in questo periodo. La parola “solstizio” deriva da solstat, ovvero “il sole si ferma”.

Questo fenomeno di massimo splendore, e allo stesso tempo d’inizio di declino, è stato osservato e celebrato con importanti feste fin dai tempi dei babilonesi. Come tutti i momenti di cambiamento e passaggio, era considerato critico e venivano per questo celebrati riti per esorcizzare le paure. Questo momento di transizione tra crescita e declino solare è anche un momento molto favorevole alla divinazione.

Nell’antica Grecia i due Solstizi erano chiamati Porte: Porta degli Dei il solstizio d’inverno e Porta degli Uomini il solstizio d’estate. La Porta degli Uomini era rivolta a Borea, ovvero a nord, mentre la Porta degli Dei era rivolta a Noto, ovvero a sud, questo per richiamare il fatto che nel solstizio estivo il sole è a nord dell’equatore celeste, mentre nel solstizio invernale si trova a sud. Omero nel capitolo XIII della sua Odissea scriveva a riguardo: “Due porte metton ad esso: ad Aquilon si volge l’una, e schiudesi all’uom; l’altra, che Noto guarda, ha più del divino, ed un mortale per lei non varca…

Anche per i Romani i due solstizi erano un confine tra il mondo temporale degli uomini e l’atemporalità degli Dei. Nella tradizione Imperiale nei solstizi veniva celebrato il Custode delle porte, il Dio Giano bifronte, che veniva rappresentato con due volti: barbuto e mascolino l’uno, giovanile e femmineo l’altro. Giano rappresenta l’Iniziazione, colui che guida verso le porte solstiziali e accompagna nel passaggio da uno stato all’altro. Questa figura è stata poi sostituita dal Cristianesimo con quella dei due san Giovanni (Janus–Joannes).

Nella notte del Solstizio spesso si usava innalzare un’immagine od un simbolo di Giano all’ingresso principale della casa, al fine di porla sotto la protezione del Dio. Per questo motivo l’ingresso principale delle abitazioni veniva detto Janua Foris, la Porta di Giano. Questa tradizione è rimasta viva, in forme diverse, fino a qualche decennio fa: nelle case di campagna a san Giovanni si usava porre una scopa di saggina o un sacco di sale vicino all’uscio allo scopo di tener lontane le streghe che, per un sortilegio, sarebbero state costrette a contare i fili di saggina o i granelli di sale. Da questo c’è chi avanza l’ipotesi che il termine Janara derivi dal latino ianua, ovvero porta. Altri, più verosimilmente, lo riconducono alle Dianare, le seguaci di Diana. Non è possibile in ogni caso mancar di notare una certa assonanza tra Janara e Janua. Ad ognuno comunque le proprie conclusioni.

Rimane il fatto che proprio nella notte del 24 giugno le Dominae Nocturnae della Societas Dianae, le Dianare della Corte di Diana, erano solite svolgere la più importante riunione dell’anno sabbatico sotto le fronde del famoso Noce di Benevento. Nel 1749 Girolamo Tartarotti, nel suo celebre Congresso Notturno delle Lamie sosteneva che “niente era più rinomato in Italia del Noce di Benevento, credendosi comunemente dal popolino che ivi ci fosse veramente il maggior concorso di streghe”. La notte di Giano bifronte, o di San Giovanni, è quindi fin dal periodo medioevale legata al noce ed ai suoi frutti. In molte zone d’Italia è ancora usanza recarsi al noce a san Giovanni, a piedi nudi e con un lungo bastone. Percuotendo i rami con il bastone, e mai con strumenti di metallo, si colgono le noci per preparare un nocino dalle magiche virtù, beneficiando al contempo della miracolosa rugiada di questa notte. L’albero del noce, come la quercia sacra ai Druidi, rappresenta la congiunzione fra cielo e terra, il ponte o la porta tra le dimensioni che la notte del Solstizio divine sottile e penetrabile. Un esempio, questo, di come una semplice usanza popolare dimostri discendenze nobili e sagge d’una millenaria conoscenza.

Questa Notte di Mezza Estate è sicuramente ricca di leggende, tradizioni, rituali mistici. Un momento importante, da sfruttare cercando negli antichi racconti ed usanze quanto di più suggestivo ci può dare l’Anno Magico. Per prevedere il futuro, ad esempio, venivano messe le cosiddette “erbe di San Giovanni”, legate in un mazzetto in numero di nove ma in qualità varianti di paese in paese. Indispensabile era in ogni caso l’Iperco. Il buon Fattori nel suo Feste Pagane scrive: “L’usanza antica di certe donne di recarsi nude a raccogliere erbe ricorda antichi riti in cui le donne andavano nude nei campi per propiziare il raccolto, spesso compiendo danze cavalcando bastoni o manici di scopa”. Le erbe più note e ricercate in questa notte di Janes sono l’iperco, detto anche scacciadiavoli, considerato un antimalocchio, l’artemisia o assenzio volgare, consacrata a Diana, la verbena simbolo di pace e prosperità, il ribes i cui frutti rossi proteggono dai malefici. Un ramo di felce colto a mezzanotte e tenuto in casa porta invece denaro.

Un’altra tradizione comune a molte differenti culture è il comparatico di san Giovanni. Se ci si lega simbolicamente, anche tra persone di sesso diverso, il 24 giugno, si rimane spiritualmente legati per tutta la vita: compari e comari. Questa usanza sembra derivare direttamente dal culto dei giardini di Adone, divinità della vegetazione ed in particolare del grano. Si trattava di cestini o vasi riempiti di terra, nei quali le donne seminavano frumento, orzo e fiori che curavano poi per otto giorni. Grazie al calore del sole le piantine germogliavano velocemente, ma non avendo messo radici altrettanto in fretta sfiorivano presto. I recipienti con i resti del Dio Adone venivano gettati in mare o nelle sorgenti. Anticamente questo era un incantesimo per favorire la ripresa della vegetazione: cosi come il grano cresceva rapidamente nei vasi sarebbe cresciuto nei campi. In Sardegna, nei primi decenni del novecento, c’era ancora l’usanza di piantare questi giardini per l’occasione della festa di Mezza Estate: alla fine di maggio le ragazze realizzavano vasi in corteccia di sughero, li riempivano di terra e vi piantavano grano od orzo. Le piantine venivano curate fino alla vigilia di san Giovanni, quando erano gia abbastanza alte. Il vaso, chiamato erne, il 24 giugno veniva rotto nel mezzo della festa, in cui tutti mangiavano e danzavano al suono dei flauti. Si mischiava quindi il vino in una coppa di legno che veniva fatta girare tra i presenti, seduti in circolo, mentre si cantava “compare e comare di San Giovanni” a suon di musica.

In altre zone d’Italia alla vigilia di questa festa si mettono ancora sulle finestre dei vasi di grano, decorati con una bambolina o una figura priapica di pasta e pane. C’era chi, sul davanzale della finestra, esponeva un boccale di vetro colmo d’acqua in cui aveva versato una chiara d’uovo. All’alba venivano tratti gli auspici a seconda della forma che la chiara aveva assunto nella notte. La ragazza che voleva conoscere il suo futuro amoroso riempiva la caraffa con acqua attinta a ben sette fontane, aggiunta a due cucchiai di chiara d’uovo. Al mattino si poteva scorgere attraverso la chiara d’uovo le fattezze del futuro marito.

Il nocino, gli infusi, la rugiada, le erbe raccolte in queste notti da bruciare sui falò, sono carichi di grandi energie provenienti dalla tradizione, e contengono per questo antichissime virtù. Queste non possono sparire solo perché qualcuno ha deciso che cosi dovrebbe essere, in quanto fatte di simboli autentici, di antica magia, ciclica come il tempo e come il tempo eterna ed immortale.

Ancora una volta, come i nostri fratelli del passato, cammineremo scalzi sui prati affinché la guazza, rugiada della notte considerata un farmaco potente e panacea di tutti i mali, ci purifichi. Raccoglieremo nuovamente 24 spighe di grano che, custodite gelosamente, ci possano portar fortuna. Faremo ancora un bagno nell’acqua odorosa di fiori di campo come camomilla, margherite, melissa e ginestre, in quanto questa magica notte si possono trovare tesori nascosti e acque di lunga vita. Ancora una volta s’apriranno le porte sostiziali. Anche oggi, come nei secoli trascorsi, qualcuno apre ciò che nessuno può chiudere e chiude ciò che nessuno può aprire. Aprendoci anche noi alla notte ed ai misteri, riempiendoci cosi di rugiada immortale.