Lammas

1 agosto 2014 at 23:59

Lammas-Aug2000LAMMAS per il popolo Celtico e Festa del Raccolto secondo la Tradizione Italiana, si celebra tradizionalmente nella notte tra 1 ed il 2 agosto e simboleggia il momento della Ruota dell’Anno in cui i frutti, della terra come dello spirito, sono maturi e quindi pronti per essere colti. Le usanze legate al Raccolto sono numerose e diffuse in tutto il mondo: ad esempio in europa, soprattutto nell’area mediterranea, la mietitura è intesa come una sacra rappresentazione di morte rituale, per mezzo della mietitura dei cereali. Così era per la celebrazione dei Misteri Eleusini durante i quali si rinnovava simbolicamente una spiga recisa, per simboleggiare il ciclo di rinascita.

Al Raccolto, quando le spighe ondeggiano al vento, i contadini usavano cantare “sta arrivando la Madre del Grano” oppure dicevano “la Madre del Grano sta passando fra le spighe”, questa Madre veniva sovente rappresentata fisicamente con una bambolina vestita di bianco, modellata dall”ultimo covone. Questo feticcio veniva poi portato tra i campi, allo scopo di propiziare fertilità e successivi buoni raccolti.

La Madre del Grano, identificata con Demetra, possedeva un ruolo importante in tutte le usanze della mietitura: in molte regioni si credeva di trovarla nell’ultimo fascio di spighe non mietute rimaste sul campo, e che tagliando queste la si facesse scappare o la si uccidesse; per questo motivo l’ultimo covone veniva portato in casa trattato con tutti gli onori, come un vivo simulacro della Dea.

In tutte le Tradizioni Stregonesche hanno un ruolo rilevante gli spiriti Elementali che incarnano virtù di erbe, fiori e piante. In questo senso è facile comprendere l’idea di uno “spirito del Grano” per il quale lasciare le ultime spighe nel campo, usanza simile a quella che porta a non cogliere l’ultimo melo di un frutteto, in modo che “l’Uomo del Melo” possa nutrirsene e, riconoscente, assicuri un buon raccolto l’anno successivo.

Spesso inoltre nel mondo agreste durante il lavoro di mietitura i contadini solevano intonare lodi funebri, nelle quali piangevano la morte di un amante, ne rammentavano le gesta e ne auspicavano il ritorno. In Grecia erano i lamenti Maneros, derivanti dalla formula egiziana mââ-ne-hra (vieni alla casa) trovata in vari testi egizi e nel Libro dei Morti in cui Iside invocava il ritorno di Osiride. In quest’ottica è facile comprendere come i mietitori innalzassero questi canti in onore dello Spirito del Grano che moriva, ma che si sarebbe rigenerato nel raccolto successivo

Anche oggi, nelle notti di fuochi e di vino, continuiamo ad innalzare i nostri canti di morte, d’amore e di rinascita, trattenendo in noi i doni del Raccolto. Consolidiamo i frutti che abbiamo raccolto, e nello stesso tempo evitiamo la ripetizione del dolore causato dagli errori, non cancellandoli dalla mente ma rielaborandoli e prendendo coscienza degli schemi che ci anno portati alla sofferenza. Un raccolto insomma nel bene e nel male, ma che ancora oggi, come ieri, come sempre, porterà il frutto a quanti avranno saputo seminare e curare quanto gli è stato dato.